La città del sole. E delle stelle
Non ho mai visitato Palermo.
Ma l’ho vista, tante volte, attraverso i suoi occhi, viveva nelle sue parole, durante le nostre chat, mentre Marco mi portava con sè, mano nella mano, sera dopo sera, a scoprire dei piccoli angoli di vita, di umanità, di gente comune.
La città del caos e del traffico. Delle strade intasate di lamiere sotto il sole, della gente che brulica per il centro, dei clacson e delle urla dei venditori nel mercato, dei sorrisi di un incontro per caso, tra le buche e i marciapiedi.
La città del quartiere di chissaddove. Dei palazzi stesi al sole, e una chiesa antica che sbuca tra un angolo e il cemento. E persiane abbassate, nelle ore più calde, e voci di donne che rimbombano tra le strade e i cortili. Ed un garage, quello di Marco, e quella vecchia 500, e una suora che lo usa e ha il permesso di sua mamma.
La città dei campi di calcio e dei ragazzi. Le partite di calcetto il venerdì pomeriggio. Mentre il sole scende. Sudati, in calzoncini, una strisciata d’erba sui calzettoni, un sorriso e un cinque battuto e piene mani. E Marco con gli occhiali nello zaino, e il viso tirato, l’asciugamano passato sulla fronte e gli occhi grandi. E un abbraccio. Abbiamo vinto.
La città dei gruppi di giovani, e delle uscite di sera. Insegne illuminate. Profumi di pub e di birra. E la musica che scivola per le strade, insieme ad una macchina che passa. Gruppi di ragazzi sui motorini. Risate, e parole in dialetto vivo. Sopra, un cielo nero, sotto, tanti cuori che battono, amicizie che sbocciano, ed amori che nascono.
La città del sole e delle spiagge. Delle primavere calde, dove finisce il cemento e inizia la sabbia. E le ciabatte in spalla, e quel mare di sicilia azzurro già d’estate. Le magliette colorate, gli amici che ridono e si rincorrono. Una ragazza, un sorriso. Una coppia di amici, un pò d’invidia: si sono messi insieme. E Marco vuole bene ad entrambi. Un abbraccio, tutti insieme, una foto. Il tempo si ferma. E Marco in quella foto spettinato, il ciuffetto sugli occhi, e lui un pochino nascosto, tra le braccia degli amici, e una grande dolcezza negli occhi.
La città del belvedere. Dei silenzi di sera. Di un muretto che domina Palermo. Delle luci della città che occhieggiano e si confondono con le luci del cielo. Di una panchina. Vuota. Mentre Marco sogna di essere lì con la ragazza per cui batte il suo cuore. E che non lo vuole. Di fredde spire di vento che avvolgono lui, e i suoi sogni, allontanandoli. Di Grignani che canta le sue note lente nelle orecchie.. “tu non mi lasci via d’uscita e te ne vai con la mia storia tra le dita”
La città dei sogni d’amore. Di un campanello mai suonato. Di una ragazza che non si è mai affacciata. Di due mani che non si sono mai sfiorate. “Avrei voluto tenerle la mano nella mia, solo una volta..” .. “solo una volta..”
Mentre Marco mi parlava, in quelle chat, io ero nei suoi occhi. Abbracciata a lui, a scoprire la sua Sicilia, la sua città, attraverso i suoi sogni, a viverla con lui. E insieme, sorridevamo. Ed eravamo una cosa sola.
Quella fu per noi anche la città delle stelle. Di una notte d’agosto. Di un “ti amo” ripetuto infinite volte ad un telefono. Di due anime belle, lontane ma sotto lo stesso cielo, che si ripetono il loro amore, mentre la notte li avvolge.
E quel sogno, intanto, sta per spezzarsi